il senso

kairochronos è un tentativo di ricerca impossibile. kairochronos vorrebbe trovare la chiave del vivere metafisico in un ambiente perennemente estivo, caldo, asfittico, soffocante, secco, marittimo, mediterraneo. kairochronos desidera esplorare i dettagli aguzzi e tondi della città metafisica. kairochronos è umanamente veneziano; è architettonicamente emiliano; è tragicamente triestino; è visceralmente genovese; è passionalmente trentino; è schiettamente siciliano. kairochronos ambisce a tradurre in fotoimpressione il gusto amaro dell’estate intorno al mediterraneo salato. kairochronos soffre e gode del taglio acuto dell’ombra che lamina senza smussare la folgorazione della luce del sole, abbagliante, desertica, profumata di timo e salvia. kairochronos si compiace di toccare la superficie ruvida e rugosa del cemento armato e di percepire gli strati degli anni accumulati sotto le dita. kairochronos sente la tragicità della corsa senza freni del tempo e desidera godere dell’occasione del presente.

kairochronos vive esplorando ambienti sempre nuovi e sempre uguali a loro stessi e tra loro; fotografa insieme a luigi ghirri, gabriele basilico e mimmo jodice; dipinge con giorgio de chirico; scrive al fianco di leonardo sciascia, italo calvino e andrea camilleri; gode della musica dei nu genea, fabrizio de andré e dei lagunablè.

kairochronos prende nome dall’unione di due parole greche tradotte in italiano con «tempo»: καίρος (kairos), il «momento opportuno per l’accadimento di un fatto notevole», e χρόνος (chronos), il «tempo sequenziale». kairochronos vuole invitare a sfruttare il tempo giusto, a cogliere l’attimo, perché il tempo scorre inesorabile.